Il cantico dei trapassati è una performance allucinata, un delirio solipsistico moltiplicato per sei.
In scena, difatti, vi saranno due uomini e una donna che raccontano tre storie apparentemente diverse, intersecandole fra loro, giocando di sintassi, in una performance attoriale funambolica e assordante, fatta di parole che si contorcono, che si passano la palla, che si tramutano, man mano, in un'unica storia; e tre musicisti che riporteranno in musica le angustie e i guizzi improvvisi, proponendo tre versioni musicali dell'assurdità della vita.
Tre voci sincopate e tre musiche divergenti, assordanti pure loro, che seguono pari passo l'evolversi delle storie, anzi, che narrano le medesime storie in musica, tramutando la parola in cantico, appunto.
Due le particolarità che allineano questa performance allo spirito del FOLKALAB.
Innanzitutto, la totale sinergia tra parola e musica. Poi, la completa improvvisazione dei tempi di battuta.
Rosario Palazzolo
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